Una preziosa meteora



Il 3 Febbraio 1901, a poco più di un mese dalla morte di Verdi, si spegneva tra il generale rimpianto Domenico Malaspina, teramano per nascita, napoletano per formazione musicale. Quando Domenico nacque, nel 1881, Verdi, al culmine di una carriera folgorante, presentava alla Scala una nuova edizione di Simon Boccanegra. La provincia Teramo contava duecentocinquantacinquemila abitanti, la sola città capoluogo ventunomila. La media degli analfabeti nella provincia era del settantacinque per cento ma non mancavano movimenti, associazioni, circoli di intellettuali. Proprio nel 1881 Giuseppe Savini pubblicava il Saggio di grammatica e di lessico del dialetto teramano per i tipi di Loescher- Torino.Le tradizioni musicali della città e della provincia erano da considerarsi ragguardevoli e sono state recentemente compendiate nel magnifico volume Musica e società a teramo. Per tutto il '700 e l'800, e ancor più nei primi decenni del '900, Napoli era una meta obbligata per chi intendeva intraprendere ai livelli più alti gli studi musicali.
Lo era anche per gli aspiranti musicisti abruzzesi come per i pugliesi, i lucani, i calabresi, e lo fu anche per i marchigiani Pergolesi, Spontini e Lauro Rossi. Lo stesso Donizetti, bergamasco, pur provenendo dalla scuola lombarda di Simone Mayr, è stato autorevolmente definito il più napoletano dei musicisti dell'800. Nelle varie epoche della scuola musicale napoletana, dalle origini ai quattro conservatori e fino al Real Collegio di Musica, l'allievo abruzzese ha sempre potuto provvidenzialmente trovare un docente-protettore della sua stessa terra e della stessa tempra forte , seppur generosa e aperta. Accadde a Vincenzo Tobia Bellini di Torricella Peligna, che studiò al Conservatorio di Sant'Onofrio a Capuana con l'illustre contrappuntista Carlo Cotumacci (Villa Santamaria, 1698-1785) ma accadde, soprattutto, ai tanti che nella seconda metà dell'800 ebbero in Camillo De Nardis (Orsogna, 1857-1951) il loro nume tutelare.
De Nardis, che, come acutamente osserva il M° Antonio Piovano nel suo godibilissimo e (per quanto attiene lo studio della civiltà musicale in Abruzzo) pionieristico volume Immagini e fatti dell'arte musicale in Abruzzo (Didattica Costantini Pescara), "è uno dei pilastri su cui poggia la storia della cultura musicale abruzzese".
Vincenzo Cafaro di Lanciano, Giustino Zappacosta di Manoppello, Raffaele Guglielmo Tenaglia di Orsogna, Ettore Montanaro di Francavilla, Antonio Di Iorio di Atessa, Rocco Teti di Ortona, Aniello Polsi di Mutignano, Ottino Ranalli di Ortona, Anna Amelia Iole De Bono di Pescara, Domenico Fantini di Montelapiano, Zopito Farias di

Loreto Aprutino e moltissimi altri si formarono sotto l'ala protettrice di De Nardis.Lo stesso Gaetano Braga, tra i nomi più grandi della musica abruzzese di tutti i tempi si formò a Napoli e aiutò il fratello Giuseppe a studiare nel Conservatorio partenopeo.Per Domenico Malaspina e per il fratello Raffaele Napoli fu un sogno destinato ad avverarsi dopo i primi studi compiuti a Teramo con i maestri Dati e Bozzelli.Il giovanissimo studente di pianoforte mostrava un talento ben presto noto all'intera città, e quando il Ministro Baccelli visitò Teramo, fu scelto per allietare l'illustre statista con un trattenimento pianistico al Casino Teramamo.
Il Ministro non tardò a rendersi conto del valore del giovane pianista e si adoperò per fargli ottenere una piazza franca (un posto gratuito al Convitto di S.Pietro a Maiella). Una volta a Napoli la sua carriera di allievo del corso di composizione si caratterizzò per una straordinaria frequenza di presenze quale autore ed esecutore nei saggi del Conservatorio, frequentati all'epoca da un pubblico competentissimo ed esigente.
Seguiva le lezioni di contrappunto del maestro Rocco Pagliara, figura di primo piano della cultura musicale e letteraria nella Napoli degli anni a cavallo tra i secoli XIX e XX. Rocco Pagliara è autore di centinaia di testi letterari destinati ai più grandi compositori dell'epoca. Nei primi anni del soggiorno napoletano un episodio, per l'epoca sinistro, funestò la giovinezza di Domenico Malaspina. Una grave forma di broncopolmonite minò la salute del giovane. La famiglia temendo l'irreparabile fece un voto a S.Antonio da Padova e fu esaudita. Durante la convalescenza Domenico volle scrivere una Messa per Soli, Organo e Orchestra.
La composizione fu eseguita nella Chiesa di S.Pietro a Maiella, tra il generale gradimento degli appassionati dell'epoca e, successivamente, a Teramo. All'organo sedeva lo stesso giovane autore. I progressi di Malaspina erano rapidi e costanti, tali da consentirgli una produzione straordinariamente varia e continua. I concerti del Conservatorio erano la platea privilegiata ed esigente dei giovani maestri. Le composizioni di Domenico Malaspina si imponevano all'attenzione e all'ammirazione dell'intellettualità napoletana. Appare quanto mai significativo il testo di una lettera scritta dal maestro Pagliara e che delinea con dovizia di particolari la caratteristiche dell'allievo teramano: "fin dalle prime indagini riuscì a destare la sua attenzione, a sviluppare con incessanti appelli le sue facoltà di osservazione e di raziocinio. Le induzioni e le deduzioni mie gli servivano di ginnastica mentale. E quando a tarda sera riandava ai suoi studi della mattina, tante inezie che nelle prime prove gli erano sfuggite assumevano un vero valore nella concatenazione di conseguenze logiche. Era un assimilatore che impressionava e che lasciava stupiti gli stessi insegnanti e gli'intenditori più insigni che l'ascoltavano".
Suo primo lavoro didattico fu una scena lirica dall'atto III dell'Aristodemo di Monti. Le lac di Lamartine fu il suo secondo successo sottolineato da significative parole di compiacimento del maestro Pietro Platania, raffinato compositore oggetto in questi ultimi tempi di accurati studi, e direttore a S.Pietro a Maiella dal 1885 al 1902.
L'attenzione per le voci poetiche di robusto spessore lo distinse fin dai suoi anni giovanili. Una delle sue più riuscite esercitazioni didattiche fu un poema sinfonico ispirato da un canto di Heine e tradotto da Giosuè Carducci maestro indiscusso della poesia italiana dell'epoca.
Il Pungolo, giornale napoletano particolarmente attento alla vita musicale di Napoli e ai saggi del Conservatorio, saluta Domenico Malaspina con espressioni di travolgente entusiasmo: "Finalmente il nostro conservatorio si sveglia: l'alunno della ferace terra d'Abruzzo, Domenico Malaspina, è la vera speranza del Collegio."
La malattia si ripresentò con una violenza che non lasciava molte speranze. Il giovane compositore non si arrese. Continuò a produrre, in particolare liriche per canto e pianoforte. Il 27 gennaio 1901 la notizia della morte di Verdi si sparse in tutto il mondo. Si spegneva la voce più alta dell'intera storia del melodramma.
Al conservatorio di Napoli non ci fu alcun dubbio: Domenico Malaspina fu designato quale rappresentante degli alunni ai funerali del Maestro nel capoluogo lombardo.
Malaspina, come scrive Emidio De Francesco (Domenico e Raffaele Malaspina impressioni e ricordi- La Fiorita - Teramo 1928), " si avvide che non aveva più la forza di muoversi, sentì spenta ogni speranza di vita e forse per la prima volta invocò dal Cielo la liberazione delle sue sofferenze."
Il 3 febbraio, a pochi giorni dalla morte di Verdi, Malaspina si spegneva nella sua Teramo.
Nei suoi ultimi giorni, facendo ricorso alle ultime forze, riprese O Sante preci, un brano per canto e pianoforte iniziato qualche anno prima, su testo poetico di un fraterno amico teramano, il giovane e brillante avvocato Fortunato Danesi. A Napoli la notizia si sparse tra l'incredulità generale.
Il Conservatorio comprese di aver perduto il suo migliore investimento per il futuro.
Fu decretato di murare una lapide e di esporre un ritratto della giovane promessa della scuola napoletana di composizione che svaniva agli inizio del nuovo secolo:

DOMENICO MALASPINA
DI TERAMO
UNA GIOVINEZZA CHE PROMETTEVA ALL'ARTE
FIORI FRESCHI E FRAGRANTI
BARBARAMENTE SPEZZATA DALLA MORTE
FU ALUNNO CONVITTORE
DAL 1895 AL 1900
I COMPAGNI RICORDINO
CHE ERA BUONO LEALE DI VIVIDO INGEGNO
SCHIETTA ANIMA DI ARTISTA
QUELLI CHE VERRAN DOPO LO SAPPIANO
ED IL RICORDO E IL MONITO
SIANO CARI AL RIMPIANTO
FECONDI ALL'ESEMPIO
NATO L'11 APRILE 1881 &endash; MORTO IL 3 FEBBRAIO 1901


Il vecchio maestro Pagliara, sconvolto, così scriveva ai fratelli Raffaele e Pasquale:
Carissimo Malaspina
Quanto dolore! Io non so che dividerlo con voi, e dirvi che qui tutti siamo stati trafitti al cuore! Iddio vi dia la forza e vegli su voi e sulla vostra famiglia! Ero a Milano quando giunse la vostra lettera, ed arrivavo appena, al ritorno, quando ebbi il vostro telegramma!
Se avessi saputo che le cose erano arrivate a tale stato di gravezza da togliere le speranze, sarei venuto a Teramo a vedere ancora una volta il caro giovane, per il quale ho spese tante cure di affetto che una morte così crudele ha rese inutili. Era buono, di vero ingegno, e lo animava un così sincero amore dell'arte che tutto prometteva letizia nel suo avvenire, quando invece la sua sorte è stata così triste!? Confortiamoci a vicenda nel ricordo caro ed incancellabile! Ho messo il suo ritratto nel Convitto, con vera emozione dei compagni e vi unisco la scritta che io stesso vi ho apposta. Ora vi prego caldamente di conservare e mandarmi ogni sua più piccola carta, tutte le composizioni, tutti gli studi. Tutto, tutto voglio conservare del nostro bravissimo alunno, e vedrò se qualche cosa si possa pubblicare o almeno eseguire.
Saluto tutti i vostri, e vi stringo la mano con effusione.

Aff.mo
ROCCO PAGLIARA

Coetaneo di Malaspina un altro musicista teramano, originario della splendida Campli, Primo Riccitelli. Entrambi avevano sognato le grandi scuole musicali dell'epoca.
Furono esauditi. Le loro strade si divisero quando per Riccitelli si schiusero le porte del Conservatorio di Pesaro e per Malaspina quelle di San Pietro a Maiella.
Concludere queste brevi note con la bella e intensa lettera del musicista di Campli ai fratelli dello sfortunato amico è una scelta naturale.
Nelle parole di Riccitelli, e nel valore autentico che sottendono, il modo migliore per avvertire il senso di sgomento che accomunò Napoli alla civilissima Teramo.
Domenico Malaspina: nome dolcissimo come una cantante pioggia di rugiada primaverile; anima nella quale, come nell'aria vivente, fluivano musica e luce; fisico impastato nella più pur bellezza con due occhi che sembravano due cieli di liquida oscurità che, all'ombra delle loro dardeggianti ciglia, versavano fuochi di splendore: questo fu il compagno, l'amico ed il fratello d'arte che il serpentino e grifagno destino ghermì nell'età della nostra più infuriante giovinezza.
Ci separammo in un piovoso mattino di autunno per andare lui al Regio Conservatorio di Napoli ed io al Liceo Musicale di Pesaro, portando, nella nostra valigia spirituale, molta volontà, grande fede ed anche e sovratutto del vivo ingegno.
Ma benchè lontani, fra Napoli e Pesaro le ombre delle nostre forme si incontravano sempre nei nostri sogni per ripetervi un patto ed un giuramento che ci eravamo scambiati prima di dividerci: "Chiunque di noi due riuscirà prima vincere nella vita, dovrà stendere la mano per trarre a riva l'altro!…" Passarono tre anni, che furono tre anni di studio severo; nelle brevi vacanze analizzavamo reciprocamente e serenamente le nostre composizioni dell'anno, ed in ogni adunata le torce accese delle nostre speranze davano sempre più luce ai nostri spiriti, anelanti di librarsi sempre più alto dell'ultima tappa raggiunta!…
Ma venne purtroppo un sinistro giorno: il mio caro Domenico era malato, e gravemente malato!… Me lo scrisse a Pesaro la sua adorata sorella Lisetta.
Corsi al suo capezzale, e trovai la sua ombra spasimante. Tutto il suo organismo era già devastato dal terribile morbo; i soli occhi sempre più lucenti e sublimi erano ancora a guardia di quel corpo fluttuante sulla tomba!…
La mia angoscia fu terribile e torturante, eppure dovetti sorridere per incoraggiarlo a sperare; dopo una giornata di dolore, che rese quasi folle il mio cuore, lo lasciai in sulla tarda sera assicurandolo che saremmo stati insieme durante il tempo della sua convalescenza nella mia casa in Bellante ove l'aria era salubre ed anche inspiratrice!…
Dopo pochi giorni, invece morì!…
Raccolsi religiosamente la languida cadenza del suo ultimo canto e rimasi solo, privo della mano del più forte nell'aspra lotta della vita.
Ed oggi ricordarlo è per me come ritornare ad un sogno che nel tempo è diventato sempre più triste, perché una volta fu tanto, tanto dolce!
Primo Riccitelli

Nell'ottobre del 1927, il grande Francesco Cilea, direttore del Conservatorio di Napoli, scriveva che il ricordo di Malaspina e dei saggi a cui partecipava "distinguendosi sempre con molto onore" era ancora molto vivo. Occorreva ravvivarlo a Teramo nel centesimo anniversario della morte.
Lo fa, solennemente, ed in commovente sintonia col Conservatorio di Napoli, il glorioso Istituto Braga, il più antico Conservatorio d'Abruzzo, nell'ambito di un progetto che va sviluppandosi con successo e con la costante attenzione ai giovani che si preparano all'arte musicale.
Uno sforzo che vede armonicamente impegnati la Scuola e l'Amministrazione Provinciale che ne segue, si direbbe premurosamente, l'edificante cammino.
Una prima raccolta di brani di Domenico Malaspina è finalmente pubblicata sciogliendo il voto accorato del vecchio Maestro Pagliara.
Napoli, 11 Febbraio 2001
Antonio Polidoro

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